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AGRICOLTURA

NELL'AMBITO DEL CONTRIBUTO CONCESSO DALLA CAMERA DI COMMERCIO DI PADOVA: "PREDISPOSIZIONE PROGETTO SOCIAL NETWORK"

a cura di Ente di Bacino Padova 2
e con il contributo della Camera di Commercio di Padova


L’avvicendamento colturale, le lavorazioni del terreno, il piano di concimazione e le tecniche di difesa delle colture, sono i quattro elementi che tra loro interagiscono e determinano un sistema agricolo (Fig. 1). Questi quattro elementi concorrono a produrre l’impatto che l’azienda agricola ha sul territorio e proprio per questo devono essere correttamente gestiti.

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L’avvicendamento colturale

L’avvicendamento colturale è una tecnica che nei secoli scorsi ha fatto sì che l’agricoltura potesse superare le difficoltà che si riscontrano con la monosuccessione; infatti, permette il controllo naturale di buona parte degli agenti antagonisti della coltivazione. Questo è evidente nel fatto che fitofagi, funghi, malerbe e altro si selezionino e prolifichino nelle situazioni a loro più consone, per cui nelle colture dove riscontrano minore competizione, si riproducono arrivando a livelli che possono anche compromettere l’intera coltivazione. 

Un esempio di questo, allo stato attuale, è la diabrotica del mais, che negli ultimi anni sta rendendo quasi impossibile le coltivazione di questa coltura in monosuccessione in molti areali del Nord Italia. Per molto tempo la tecnica agronomica indicava il perseguo di cicli di rotazioni colturali che seguivano schemi ben precisi; attualmente, invece, con l’evoluzione dell’agricoltura sempre più legata alla volatilità del mercato, gli imprenditori agricoli devono seguire rotazioni che rispondano alle loro aspettative di reddito. Per questo, il concetto di rotazione attuale, non è più legato a schemi, ma a una corretta e ragionata successione delle colture, la quale oltre a tenere in considerazione il contenimento della proliferazione delle fitopatie, tiene in debita considerazione l’andamento dei mercati nel breve periodo.


Le lavorazioni del terreno

La tecnica di lavorazione del terreno dipende, sia dalle esigenze della coltura da impiantare, sia dalle condizioni del terreno dopo la coltura precedente. Le lavorazioni sono orientate a modificare il rapporto tra le diverse fasi costituenti il sistema suolo (fase: solida, liquida, gassosa) apportando un miglioramento della fertilità fisica del terreno. Tali tecniche possono essere suddivise in: lavorazioni primarie, lavorazioni secondarie e lavorazioni complementari. Nelle prime sono comprese tutte quelle operazioni atte a ripristinare le condizioni ideali del terreno in modo che le diverse fasi del suolo possano raggiungere un nuovo equilibrio. 

La tecnica che maggiormente viene applicata è l’aratura; essa viene effettuata con l’impiego di un aratro accoppiato ad una trattrice, il quale effettua il completo rivoltamento delle strato lavorato. Tale operazione è molto dispendiosa in termini energetici ed inoltre va a porre i residui colturali ad una profondità eccessiva che provoca il depauperamento del suolo a causa di una non ottimale umificazione della sostanza organica. Tecniche alternative che possono diminuire o eliminare gli effetti negativi appena descritti, sono: la lavorazione senza inversione degli strati effettuata con coltivatori pesanti, tecniche di lavorazione superficiale (minima lavorazione) che mantengono i residui colturali nel primo strato di terreno, fino ad arrivare alla semina diretta su terreno sodo non interessato da nessun tipo di lavorazione. 

Le tecniche di lavorazione secondaria sono tutte quelle operazioni che hanno il compito di affinare le macrozollosità ottenute con la lavorazione primaria, di raggiungere il giusto equilibrio fra la fase solida, liquida e gassosa del terreno, preparare un letto di semina adeguato alla corretta germinazione dei semi della coltura da impiantare. Proprio quest’ultima operazione, cioè la semina, deve avvenire nelle condizioni il più ottimali possibili, affinché il seme possa germinare correttamente e raggiungere lo stadio di prima foglia vera nel più breve tempo possibile; infatti una pianta che si sviluppa correttamente fin dalle primissime fasi ha maggiori possibilità di successo. 

Le lavorazioni complementari possono essere diverse a seconda della coltura da curare. Esse possono riguardare i trattamenti diserbanti per tenere la coltivazione libera da erbe infestanti, i trattamenti insetticidi e fungicidi atti a tenere la coltivazione in buono stato sanitario, la sarchiatura per il diserbo meccanico delle colture a file spaziate, fino ad arrivare alle operazioni di concimazione, irrigazione e pulizia delle affossature per la corretta regimazione delle acque. Fanno parte delle lavorazioni anche la raccolta dei vari prodotti e il loro trasporto verso i centri di stoccaggi e/o trattamento.


Il piano di concimazione

Nella pratica agricola tradizionale del passato, i seminativi erano in un rapporto equilibrato con le colture foraggere destinate all’allevamento. Questo, attraverso l’impiego di concimi organici come il letame prodotto dalla medesima azienda agricola, consentiva una buona restituzione degli elementi asportati e il mantenimento di un buon livello di sostanza organica nel terreno. Con l’estensione e la globalizzazione dei mercati, le materie raccolte dai terreni non sono più destinate al reimpiego aziendale come materiali per l’alimentazione degli animali, ma a impieghi extra-aziendali anche molto lontani. 

A causa del basso potere fertilizzante per unità di volume dei fertilizzanti organici non è economicamente vantaggioso il loro trasporto sulla lunga distanza. In soccorso a questo è venuta l’industria chimica con la produzione di fertilizzanti e ammendanti di sintesi, essi hanno la caratteristica di avere un titolo molto più alto per unità di volume rispetto a quelli organici naturali. Questo aspetto, da una parte ha permesso che l’agricoltura potesse fare passi da gigante in termini produttivi nel breve periodo, dall’altro ha però causato un depauperamento dei suoli nel medio-lungo periodo dovuto ad un eccesso di elementi fertilizzanti e alla drastica diminuzione del contenuto in sostanza organica del suolo.

Infatti, questa diminuzione, ha fatto sì che tali elementi non siano più trattenuti da essa e/o dal sistema colloidale del suolo, andando, per lisciviazione, ad arricchire le acque superficiali di tali elementi, provocando i noti effetti di eutrofizzazione e contaminazione di acque sotterranee. Altro aspetto da tenere in considerazione è che tali fertilizzanti di sintesi sono contenuti in imballaggi plastici a perdere, per cui questi materiali, al termine della loro funzione, devono essere opportunamente smaltiti, in quanto altamente inquinanti.


La tecnica di difesa chimica

La difesa può essere effettuata sia per il controllo delle malerbe, ma anche per il controllo dei fitofagi, delle malattie fungine e delle virosi. In tutti i casi vengono impiegati dei prodotti chimici contenuti in involucri (contenitori plastici o sacchi di vario genere) con formulati concentrati che, con diluizioni successive, verranno impiegati per il trattamento delle colture. Oltre alle corrette scelte di tipo agronomico (momento d’intervento, prodotto da impiegare, modalità operative) si deve porre particolare attenzione alle operazioni complementari alla distribuzione. Ad esempio, durante le fasi di carico bisogna far sì che non venga disperso prodotto nell’ambiente circostante. 

Altro punto importante è il corretto calcolo della quantità di soluzione da preparare, in quanto il prodotto residuo avanzato e disperso nell’ambiente provoca seri danni all’ecosistema. Da non sottovalutare è la corretta gestione dei contenitori vuoti, in quanto, essi devono essere ben lavati e bonificati dai residui di agro farmaco, resi inutilizzabili per possibili reimpieghi e ultimo ma non meno importante, correttamente smaltiti attraverso le opportune procedure. Nell’ottica del corretto impiego, non è necessario seguire sempre un calendario ben preciso, ma è il tecnico aziendale che sceglie se, come e quando effettuare un trattamento. Per esempio, non sempre si rende necessario l’intervento di diserbo in tutte le fasi di coltivazione, come espresso nella sottostante tabella (Fig. 2).

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LE COLTURE

RIPARTIZIONE DEI RIFIUTI AGRICOLI PRODOTTI - PROVINCIA DI PADOVA

BIBLIOGRAFIA

Libri: 

- Baldoni R., Giardini L., 2000, Coltivazioni erbacee - cereali e proteaginose, Pàtron editore, - Bologna. 
- Pellizzi G., 1996, Meccanica e meccanizzazione agricola, Edagricole, Bologna.
- Rosso F. et al, 1995, Le tecniche di coltivazione delle principali colture agroindustriali, Agronomica, Bologna.
- AA. VV., 1997, Manuale di Agricoltura, Hoepli, Milano.
- AA.VV., 2004, Guida per il viticoltore, Veneto Agricoltura, Padova.
- AA.VV., 2011, Linee tecniche di difesa integrata; Anno 2011. www.regione.veneto.it
- Ferrari M., Marcon E., Menta A., 1998, Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata, Edagricole, Bologna.
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- Muccinelli M., 2000, Prontuario dei fitofarmaci, Edagricole, Bologna.
- Tassinari G., 1976, Manuale dell'agronomo, REDA, Torino
- Valli R., 1996, Arboricoltura generale e speciale, Edagricole, Bologna.


Siti:

- http://agriculture.newholland.com
- http://www.mazzotti.it

 


di Piera Tirroni