Crea sito

COMPOSTAGGIO DOMESTICO

 

In questa sezione potrete tenervi aggiornati sul tema del COMPOSTAGGIO DOMESTICO: a vostra disposizioni utili consigli, articoli di approfondimento e iniziative che riguardano il trattamento dei rifiuti organici a casa vostra!
 
A PROPOSITO DI... COMPOSTAGGIO DOMESTICO
 
Centro Agroambientale - ARPAV, Osservatorio Regionale per il Compostaggio ha progettato e realizzato un manuale pratico per il recupero degli scarti organici prodotti in ambito domestico.
Nel sito è possibile scaricare la pubblicazione "A proposito di... compostaggio domestico".
 
 
UN PO' DI... EDUCAZIONE AMBIENTALE
 
Per  chi ha  lo spazio e il tempo necessario, ETRA fornisce le regole per iniziare a praticare il compostaggio domestico.
Ricordando di comunicare questa decisione a chi gestisce il servizio rifiuti nel vostro Comune: in molti casi la corretta pratica del compostaggio domestico dà diritto ad una riduzione sulla tariffa.
... e se l’umido si è costretti a conferirlo al servizio pubblico di gestione dei rifiuti e trattamento, allora usiamo i sacchetti biodegradabili!


COME FARE IL COMPOST DOMESTICO IN 5 MOSSE

Detto anche terricciato, il compost fai-da-te sta diventando una pratica sempre più diffusa. Se volete provarci ma non sapete come iniziare, qui potrete trovare le regole step-by-step per creare un sistema di compostaggio a casa.
 
Grazie al terricciato casalingo – ottimo fertilizzante per prati e orticelli – garantirete un’ottima crescita a fiori, piante, frutta e verdura mentre in casa i rifiuti caleranno drasticamente.
Ecco come fare:
 
1. Acquista il composter che fa al caso tuo
 
Per iniziare nel modo giusto acquistate un contenitore adatto alle operazioni di compostaggio. Potrete trovare ciò che fa al caso vostro in vivai e negozi per il giardinaggio. Oppure, provate a informarvi presso il vostro comune, alcuni li forniscono ai residenti applicando uno sconto sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti. E, se state progettando un finesettimana da IKEA, l’azienda svedese  offre ai clienti un tipo di composter particolarmente adatto a chi non ha molto materiale da compostare.
 
Una scelta mirata dovrà basarsi su due parametri, il tempo che solitamente dedicate al verde di casa e la quantità di rifiuti mediamente prodotti dal vostro giardino.
 
Quando parliamo di composter dobbiamo immaginarci una campana in plastica, aperta alla sommità e, possibilmente, su un lato o alla base. La prima apertura servirà a inserire i rifiuti organici, quella laterale, che potrete pensarla come una porticina da aprire e chiudere, servirà per estrarre il compost pronto per l’utilizzo.
 
Qualsiasi sia la vostra scelta, non dimenticatevi che i composter devono essere: privi di fondo, magari dotati di una rete, per far asciugare i rifiuti umidi favorendo l’areazione, per prevenire anche i cattivi odori. Possibilmente dotati di coperchio o teli di copertura, per evitare sole diretto o piogge troppo forti.
 
2. Scegli il luogo più adatto
 
Il posto migliore per il nuovo composter sarà una zona non eccessivamente esposta ai raggi solari  e nemmeno troppo umida. Questo, per evitare che il contenuto marcisca.
 
Tra le caratteristiche immancabili per il luogo ideale, un terreno asciutto e possibilmente pianeggiante. E, se volete ottimizzare il processo di compostaggio, ricordatevi di spezzettare rametti, bucce, radici, foglie e quant’altro prima di metterli nel contenitore.
 
3. Cosa compostare e cosa no
 
Assicuratevi di aver messo le cose giuste nel cestino del compost in modo da produrre un prodotto sano e nutriente per il giardino. Generalmente si pensa che se si decompone allora, può finire nel bidone. Ma non è proprio così.
 
Per esempio, ci sono dei tipi di frutta che è meglio non compostare, ma esistono anche 15 cose che non avreste mai pensato di poter compostare.
 
Quindi si a verdura, bustine del tea utilizzate, giornali letti e spezzettati, foglie, erba tagliata e altri rifiuti da giardino. No, invece, per frutta e verdura cotte, carne, latticini, fazzoletti usati e piante malate. Solo così il terriccio sarà sano, privo di ospiti indesiderati e cattivi odori.
 
E per fare in modo che il processo inizi velocemente, metteteci anche qualche attivatore per il compost.
 
4. Un po’ di pazienza
 
Una volta inserito tutto il necessario, potete rilassarvi, magari con una bella attività a impatto zero e aspettare che il processo inizi. Di tanto in tanto assicuratevi che il compost non sia né troppo umido né troppo secco e, per bilanciare la consistenza, aggiungete delle sostanze che asciughino o umidifichino il contenuto.
 
Ricordatevi di mantenere il compost sempre ben areato e non abbiate fretta, questo processo può necessitare anche di mesi.
 
5. Inizia a usare il compost
 
Il compost sarà pronto quando il terreno alla sommità del composter avrà raggiunto una tonalità molto scura, quasi nera. A questo punto mescolatelo con il terriccio per le piante e date libero sfogo al vostro pollice verde tra fiori e ortaggi.
 
Buon lavoro. 

Fonte: www.GreenMe.it

RETE ITALIANA COMPOSTATORI DOMESTICI
 
FIRMATO IL PATTO PER LA COSTITUZIONE DELL'ASSOCIAZIONE "RETE ITALIANA DEI COMPOSTATORI DOMESTICI"


Il 20 Novembre 2010 è stato firmato il Patto per la futura costituzione dell’Associazione nota come ‘Rete Italiana Compostatori Domestici’, un progetto volto a creare una rete di compostatori domestici tra Comuni, Associazioni, Consorzi, e ovviamente, singoli cittadini. L’obiettivo del programma è quello di veicolare le informazioni tra le presone e rendere più facile per loro aderire a pratiche di compostaggio domestico o comunitario attraverso uno scambio di idee, consigli, suggerimenti, ecc.
 
L’impegno della rete è quello di “mettere a disposizione esperienze, strumenti, dialogo e opinioni sulle tematiche del compostaggio domestico in tutte le sue forme, individuali e collettive”, secondo il sito della rete. Mentre compostaggio è un processo molto vantaggioso per i singoli, per gli enti pubblici e privati è spesso visto come un processo che richiede tempo e impegno. Il Rete Italiana Compostatori Domestici offrirà diversi tipi di supporto alle persone e a tali enti per consentire loro di iniziare il compostaggio domestico.
 
Il compostaggio può recare beneficio ai singoli, alle comunità locali e all’ambiente in molti modi: si risparmiano materiali biodegradabili che non vengono così conferiti in discariche o inceneritori; si offre una valida alternativa al concime chimico, che i cittadini possono utilizzare nei loro giardini o donare a loro vicini; si migliorano le qualità organolettiche del proprio orto, giardino o campo; si ottengono prodotti genuini che possono poi essere consumati sulla propria tavola.
 
Chiunque è potenzialmente in grado di collegarsi alla rete. Così ad esempio le scuole possono usufruire dei vantaggi che offre, non solo nella riduzione dei rifiuti, ma anche nell’educare i giovani circa il compostaggio domestico, al fine di insegnare ai propri allievi una buona pratica di riduzione dei rifiuti. Un aumento del compostaggio dei residui alimentari e del verde può inoltre consentire la diminuzione della quantità di rifiuti raccolti, e in tal senso l’Associazione Rete Italiana Compostatori Domestici potrà essere un ulteriore incentivo in questa direzione.
 
Una data fondamentale per l’Associazione è stata il 20 novembre 2010, in occasione del ‘Seminario Internazionale Rifiuti Zero’ tenutosi a Capannori (Provincia di Lucca). Durante questo seminario, figure chiave nel campo della riduzione dei rifiuti hanno firmato il Patto con cui si impegnano a costituire l’Associazione Rete Italiana dei Compostatori Domestici.
 
La Rete è dotata anche di un sito web (www.noicompostiamo.it). Esso non solo fornisce consulenza e supporto sul compostaggio, ma funge anche da coordinatore delle diverse realtà territoriali nazionali. Si sollecitano inoltre le pubbliche amministrazioni e dei governi locali a promuovere il compostaggio individuale e comunitario, sottolineando il fatto che è uno dei mezzi più semplici ed efficaci volti alla riduzione dei rifiuti, e qualcosa a cui tutti possono prendere parte.
 
Oliver Weathon
 
Fonte: A.I.C.A. - Giovedì 25 novembre 2010

CONSORZIO ITALIANO COMPOSTATORI (CIC)

Il Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.) è una struttura senza fini di lucro che collabora con gli Enti pubblici preposti per legge a promuovere e perseguire la politica di riduzione dei rifiuti, l'attuazione della raccolta differenziata per la separazione, lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle biomasse ed in genere delle frazioni organiche compostabili. Il Consorzio inoltre coordina e promuove le attività delle imprese e degli enti consorziati per diverse attività collegate alle tematiche del settore.

Sede Operativa
Via Cavour, 183/A - 00184 ROMA - Tel 06 4740589 - 06 4875508 - Fax 06 4875513
Sede Tecnica
c/o CEM Ambiente - Loc. Cascina Sofia - 20040 Cavenago Brianza (MI) - tel. 02 95019471
Sede Amministrativa
M.C. System Studio srl - Via Puccini, 7 - 40050 Villanova di Castenaso (BO) - Tel 051 782181 - Fax 051 780472
Sito: www.compost.it 

Il Consorzio Italiano Compostatori riunisce le imprese e gli enti pubblici e privati produttori di compost e le altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.).
Il Consorzio non ha fini di lucro, ha una rilevanza nazionale e conta circa cento Soci. E' l'unica organizzazione che in Italia promuove e persegue, attraverso la collaborazione con gli Enti Pubblici preposti per legge, la politica di riduzione dei rifiuti, l'attuazione della raccolta differenziata per la separazione, lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle biomasse ed in genere delle frazioni organiche compostabili.
L'impegno dei Compostatori del C.I.C. non solo è operare nel rispetto scrupoloso delle norme, ma anche essere alla costante ricerca di soluzioni improntate verso la minimizzazione dell'impatto ambientale degli impianti e un elevato standard qualitativo dei prodotti ottenuti. A tal fine i Compostatori del C.I.C. garantiscono l'utilizzo di matrici organiche di qualità ed il controllo rigoroso dei processi produttivi.
Gli obiettivi del Consorzio
Il Consorzio coordina e promuove le attività delle imprese e degli enti Consorziati per:

Promuovere la produzione di materiali compostati, con particolare riferimento a quelli di alta qualità e di qualità controllata;

Promuovere il corretto utilizzo dei prodotti di alta qualità e di qualità controllata nelle attività agricole, nei recuperi e nei ripristini ambientali, e in altri impieghi alternativi;

Tutelare e controllare le corrette metodologie e procedure di produzione dei materiali compostati;

Promuovere le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio;

Svolgere attività di ricerca, studio e divulgazione uniforme di informazioni relative a metodologie e tecniche relativi alla produzione e utilizzazione dei prodotti compostati;

 

Organizzare e gestire corsi di formazione e di aggiornamento sul compostaggio e sull'impiego dei prodotti.


Fonte: AlternativaSostenibile


COMPOSTAGGIO COLLETTIVO

"IL COMPOSTATORE ELETTROMECCANICO E' UNA VALIDA ALTERNATIVA PER IL TRATTAMENTO DI SCARTI ORGANICI?"

On line le slides del seminario "Il compostatore elettromeccanico è una valida alternativa per il trattamento di scarti organici?", tenutosi il 25 novembre 2011 a Pracatinat per presentare i risultati dell'esperienza di compostaggio condotta presso l'omonimo Laboratorio didattico sull'Ambiente.

Fonte: extranet.regione.piemonte.it


CON "ASTRO" , L'ENEA TESTA IL "COMPOSTATORE DI COMUNITA'"

Al via un progetto innovativo per il trattamento della frazione organica dei rifiuti prodotti quotidianamente dalla mensa del Centro Ricerche ENEA di Casaccia – si tratta di ASTRO, il nuovo programma dell’Agenzia Nazionale che prevede l’utilizzo di un “compostatore di comunità”, una tecnologia sperimentale per la “lavorazione” dei rifiuti applicata in piccoli contesti collettivi come condomini, mense, hotel, (a metà strada tra il grande impianto industriale e quello domestico). ASTRO inoltre, è stato “equipaggiato” con due camere d’aria separate e con dei bracci meccanici usati rispettivamente per l’accelerazione del processo aerobico degli scarti alimentari (biostabilizzazione e maturazione) e per il successivo movimento del compost.
 
Questa tecnologia – che avrà certamente dei risvolti positivi nell’ambito di applicazioni future per le Pubbliche Amministrazioni – è stata precedentemente “acquisita” dall’ENEA nell’ambito del Progetto “Ecoinnovazione Sicilia”, per la pianificazione di interventi sistemici sul ciclo integrato dei rifiuti ambientalmente sostenibili sulle isole minori. Nelle Isole Egadi in particolare, è stata programmata un’attività innovativa di compostaggio di comunità rivolta a qualificare i diversi aspetti legati al processo di recupero e valorizzazione delle frazione organiche in loco e all’ottimizzazione del sistema integrato di gestione dei rifiuti.

Fonte: Rinnovabili.it - Martedì 13 marzo 2012 

COMPOSTAGGIO  LOCALE, COLLETTIVO O AZIENDALE CON BIG HANNA

I Composter Big Hanna per il compostaggio collettivo, con oltre 700 installazioni, 5 modelli di differenti capacità, e diverse opzioni sono la soluzione ideale per trattare in loco la frazione organica dei rifiuti. Con Big Hanna il compostaggio di comunità diventa semplice, economico e ambientalmente sostenibile. 

I Composter Big Hanna sono indicati per l'utilizzo presso:
 

Centri commerciali
Mense e attività di catering
Scuole
Ospedali, carceri, alberghi
Località in luoghi distanti
Gruppi di famiglie
Condomini e comunità

 
Il compostaggio in loco con Big Hanna. Il Composter Big Hanna è la scelta vincente per il compostaggio in loco di tutti i rifiuti alimentari. Eliminare il trasporto dei rifiuti alimentari è una scelta sostenibile che riduce le emissioni di anidride carbonica e produce economie nei costi di gestione dei rifiuti. 

Da 20 anni, i Composter Big Hanna hanno dimostrato la loro efficienza nel compostaggio locale dei rifiuti organici. Possono compostare tutti i rifiuti alimentari tra cui carne, pesce, latticini, rifiuti di giardino e la maggior parte della materia organica compostabile. Il composter Big Hanna è un investimento ecologico. 

Dal 1991  aree residenziali, scuole, alberghi e ristoranti hanno scelto di compostare in loco con il Composter Big Hanna. Imperial College di Londra, nel Regno Unito, McGill University di Montreal, in Canada e l'Università di Ionnaina in Grecia sono alcuni dei nostri siti di riferimento di alto profilo che hanno recentemente introdotto il compostaggio in loco con Composter Big Hanna. La nostra più grande macchina è la Neter30 progettata su misura e installata presso l'Eden Project in Inghilterra. I Composter Big Hanna sono distribuiti in Italia da Achab Group.
 
Vantaggi economici. I risparmi prodotti dai Composter Big Hanna dipendono dai costi sostenuti per il servizio di igiene urbana e dai regolamenti comunali che riconoscono uno sconto significativo sulla tassa/tariffa nel caso si documenti la mancata produzione di rifiuti o il loro trattamento e recupero in loco. Nel rifiuto domestico una quota tra il 30 e il 40% è composto da rifiuto organico compostabile. 

Nei processi produttivi alimentari (mense, catering, ristoranti, centri commerciali) il rifiuto organico può essere in peso anche molto di più. L’installazione di un Composter Big Hanna in una zona residenziale permette di ridurre la produzione di rifiuti del 35%. One Brighton è un quartiere sostenibile di Brihton, progettato da Crest Nicholson, della compagnia Bioregional Quintain, caratterizzato da uno stile ecocompatibile che comprende orti sul tetto e un Composter Big Hanna. Il compostaggio collettivo diventa una soluzione vincente per uno stile di vita ecologico. 

Con la chiusura delle discariche e l'introduzione del concetto di riciclaggio il trattamento dei rifiuti sta diventando sempre più costoso. L’Imperial College di Londra calcola un tempo di ritorno di 19 mesi sul capitale investito. JP Morgan, i Kew Gardens a Wakehurst Place, HM Prison Service e il Ministero della Difesa britannico, sono solo alcune delle tante organizzazioni che hanno adottato la scelta del compostaggio collettivo sostenibile sul posto con un Composter Big Hanna. 

Il compost è usato come fertilizzante, eliminando l’acquisto e l’uso di additivi chimici o di torba. Il compost prodotto da diversi Composter Big Hanna è stato analizzato secondo lo standard PAS 100 per la qualità del compost nel Regno Unito, superando i requisiti richiesti.
 
Vantaggi ambientali. Il compostaggio con i Composter Big Hanna permette di chiudere il cerchio in loco, realizzando il compostaggio a km zero. I rifiuti vengono trattati dove sono prodotti, sul lavoro o dove viviamo, contribuendo così attivamente allo sviluppo sostenibile. Il 40% dei nostri rifiuti domestici è compostabile e può essere trasformato in compost naturale.

I costi di trasporto possono essere ridotti e con la rimozione dei rifiuti compostabili, spesso maleodorante, la raccolta può essere fatta con minore frequenza. Così, il compostaggio in loco con i Composter Big Hanna riduce le emissioni di anidride carbonica. Le scuole possono utilizzare i Composter Big Hanna come un utile ed economico strumento educativo!
 
E' semplice e pratico fare compost con i Composter Big Hanna. E' semplice e pratico, perché la frazione più sgradevole del flusso di rifiuti, quella alimentare, viene trattata igienicamente su base giornaliera, conferendola quotidianamente nel Composter Big Hanna. Il tempo medio di compostaggio all'interno della macchina è di 8-10 settimane. L'aerazione è automatica, il che significa che il processo di decomposizione naturale funziona perfettamente dall'inizio alla fine.

Il compost finale viene gradualmente espulso in un sacchetto o contenitore pronto per essere miscelato con il suolo o per lo stoccaggio in un cumulo di maturazione. Il processo di compostaggio si svolge in un ambiente specifico e non ci sono odori sgradevoli in loco. I nostri clienti hanno tutti tratto soddisfazione da una gestione economica e funzionale dei rifiuti alimentari. Abbiamo maturato una vasta esperienza dai nostri numerosi impianti e possiamo aiutarvi per gestire l'intera catena di produzione dei rifiuti alimentari per produrre un ottimo compost finale nel modo migliore, più semplice ed economico possibile. 

Sono disponibili diversi optional per le situazioni produttive più esigenti, come un sollevatore per carrellati, un alimentatore con trituratore, il collegamento a remoto per visualizzare su PC i dati dei sensori di temperature. Queste sono alcune delle molte opzioni disponibili per adattare i Composter Big Hanna alle vostre esigenze. Contattaci per saperne di più!
 
Ottenere qualcosa di nuovo, il compost! Un altro motivo per il compostaggio locale o collettivo è semplicemente ottenere del buon compost! Quando il processo biologico è finito il rifiuto organico è ridotto fino al 90%. Ciò significa che il compost in uscita è circa il 10% di ciò che si introduce nel Composter Big Hanna. Non possiamo sperare di indurre comportamenti più sostenibile senza cambiare le nostre abitudini. 

Il compostaggio sul posto con i Composter Big Hanna è uno strumento per l'educazione, l'applicazione di buone pratiche e di soluzioni concrete per la sostenibilità e la lotta ai cambiamenti climatici. Inoltre rende più efficiente la raccolta differenziata delle frazioni solide dei rifiuti, con un ritorno culturale che le soluzioni centralizzate non possono dare.

Fonte: www.compostkmzero.it 

COMPOSTAGGIO COLLETTIVO: AD ECOMONDO 2010 IN ANTEPRIMA LA NUOVA JORA KOMPOST 5100

Sulla compostiera fai-da-te per raccogliere in casa i rifiuti organici già vi abbiamo ampiamente illustrato, come pure sui nuovi modelli di macchine per il compost domestico automatico. Ma per l'auto-smaltimento dei rifiuti umidi “collettivi” prodotti sia dalle utenze domestiche che da mense, ristoranti o strutture ricettive arriva anche in Italia la nuova JoraKompost JK 5100, che sarà sperimentata ufficialmente durante Ecomondo 2010 che aprirà ufficialmente i battenti domani.
 
Ideata e fabbricata in Svezia questa compostiera collettiva rappresenta una soluzione ottimale per lo smaltimento dei rifiuti organici consentendo il compostaggio locale e comunitario.
 
All'interno della fiera presso la cucina del ristorante tra la Hall Sud e il Padiglione D1 verrà istallato l'ultimo modello di compostiera JoraKompost, la JK5100 proposto in anteprima nazionale e frutto della sinergia tra la Joraform, Novamont, Rimini Fiera e Summertrade nell'ambito del progetto di riduzione dei rifiuti non riciclabili all'interno del quartiere fieristico riminese che prevede anche l'utilizzo di stoviglie biodegradabili, sacchi e fodere in Mater-Bi.

Realizzata in acciaio inossidabile e plastica riciclata, la compostiera automatica JK5100 è facile, conveniente da usare e in grado di trattare 20 tonnellate all'anno di rifiuti organici - ovvero la produzione media equivalente di circa 250 abitanti – convertendoli in compost di qualità in circa 6-8 settimane. Uno strumento, quindi, capace di servire oltre cento abitazioni o strutture ricettive di grandi dimensioni
 
Questa sorta di “compostiera condominiale” è presente nei mercati del Nord Europa già da oltre un decennio e arriva ora in Italia migliorata sia nel sistema automatico per l'introduzione di pellet che per la gestione del rifiuto organico in ingresso. Disponendo di due camere separate, una di “sviluppo” e una di “maturazione”, infatti, la JK100 garantisce i migliori risultati in condizioni di assoluta igiene anche perché, attraverso un semplice pannello di controllo, è possibile regolare i differenti flussi di rifiuti da far gestire alla macchina per un compostaggio ottimale.
 
Ma non è tutto perché la JK5100 garantisce anche la massima sicurezza in quanto studiata per essere installata in ambienti chiusi e per essere utilizzata da chiunque senza rischi. L'unica cosa di cui ha bisogno è un collegamento all'impianto elettrico e, possibilmente, uno allo scarico fognario.
 
Introducendo il compostaggio locale collettivo, assicurato dai macchinari JoraKompost, diventa possibile per i Comuni ridurre il costo di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti organici dal 30 al 70% nonché eliminare il circuito di raccolta della frazione umida con l’installazione di una sola macchina compostatrice, abbattendo così anche le emissioni dovute ad inquinamento e al traffico.

Sia piccoli che grandi Comui possono intallare questa macchina presso condomini, mense aziendali, scuole, caso di riposo, ostelli, residence, hotel o in generale, in tutti i “grandi produttori” di rifiuti umidi organici.
 
Anche dal punto di vista economico, una compostiera JK5100 diventa conveniente in quanto è stato calcolato che considerando un'obsolescenza tecnica di 15 anni il costo del macchinario si ripaga in un lasso di tempo compreso tra i due e i quattro anni. Ancora più vantaggiosa si rivela nelle situazioni geografiche particolari come ad esempio le isole, i comuni isolati o distanti dai centri abitati in cui una singola macchina consente risparmi fino a 4000 euro l'anno.

Per ulteriori informazioni e contatti è possibile visitare il sito www.compostaggiolocale.it. 

Simona Falasca

Fonte: www.greenme.it


BIODEGRADABILE=COMPOSTABILE

La norma europea EN 13432 "Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione- Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazione finale degli imballaggi", recentemente adottata anche in Italia con la denominazione UNI EN 13432, risolve questo problema definendo le caratteristiche che un materiale deve possedere per poter essere definito "compostabile". Questa norma è un punto di riferimento per i produttori di materiali, le autorità pubbliche, i compostatori e i consumatori. 

Secondo la UNI EN 13432, le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere sono le seguenti:
 

Biodegradabilità, ossia la conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica. Questa proprietà è misurata con un metodo di prova standard: il prEN 14046 (anche pubblicato come ISO 14855: biodegradabilità in condizioni di compostaggio controllato). Il livello di accettazione è pari al 90% (rispetto alla cellulosa) da raggiungere in meno di 6 mesi.
Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (prEN 14045). Campioni del materiale di prova sono compostati insieme con rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un vaglio di 2 mm. La massa dei residui del materiale di prova con dimensioni > 2 mm deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Verificata con una prova di compostaggio su scala pilota.
Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
Altri parametri chimico-fisici che non devono cambiare dopo la degradazione del materiale in studio: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K.


Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma da solo non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D'altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.
 
La UNI EN 13432 è una norma armonizzata, ossia è stata riportata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e pertanto deve esser recepita in Europa a livello nazionale e fornisce presunzione di conformità con la Direttiva Europea 94/62 EC, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.

CERTIFICAZIONI DI COMPOSTABILITA'

Esistono in Europa due marchi che certificano la compostabilità di un prodotto realizzato a partire da bioplastiche: il marchio OK compost Home della società belga di certificazione Vincotte può riferirsi a compostabilità in ambito domestico. Per quanto riguarda il compostaggio industriale, il marchio maggiormente diffuso in Europa è quello presente in Germania della DIN Certco.
Dal luglio 2006 anche in Italia il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha presentato il marchio Compostabile CIC, applicando ai prodotti industriali i criteri di compostabilità previsti dallo standard europeo UNI EN 13432 del 2002. Tale marchio è rilasciato alle aziende dopo aver sottoposto i manufatti ad un esame accurato, che ne accerta anche la disintegrazione su scala reale.
Si chiama Ok Compost il marchio che hanno ottenuto le stoviglie monouso Mater-bi. L’ente belga AIB Vincotte ha infatti rilasciato la certificazione che garantisce la capacità del prodotto di trasformarsi in compost nel giro di 90 giorni, ma solo se trattato correttamente.

I MATERIALI BIODEGRADABILI

MATER-BI

Prodotto dall'azienda italiana Novamont, è la prima famiglia di plastiche biodegradabili che utilizza componenti vegetali come amidi, cellulose e olii da colture selezionate non-alimentari, preservandone la struttura chimica generata dalla fotosintesi clorofilliana.
 
Il granulo del Mater-Bi® si presta così ad essere lavorato secondo le più comuni tecnologie di trasformazione delle materie plastiche, ottenendo prodotti con proprietà identiche alle plastiche tradizionali, pur mantenedo le caratteristiche di completa biodegradabilità e compostabilità.
 
Tutti i gradi in Mater-Bi® sul mercato sono certificati biodegradabili e compoStabili secondo le più stringenti norme internazionali e nazionali (EN 13432, ASTM 6400, UNI 10785) da parte di enti accreditati quali Vinçotte (OK Compost), DIN-CERTCO (Kompostierbar), dall’IIP (Istituto Italiano Plastici), dal JPBA (Japan Bioplastic Association) e dal BPI (Biodegradabile Products Institute, Usa).
 
Oltre alle certificazioni "Ok Compost Home" (che garantisce la completa biodegradazione in compostiere domestiche a tecnologia semplice di alcuni film in Mater-Bi®) e alla "OK Biodegradable SOIL", Mater-Bi® ha ottenuto la certificazione "Compostabile CIC" per sacchi e shoppers.
PLA

E' un biopolimero derivante dall’amido di mais (ma ottenuto con un procedimento differente dal Mater-Bi), completamente biodegradabile e comportabile secondo norma EN13432. Resiste ad una temperatura massima di 55° C. E’ perfettamente trasparente e viene utilizzato per la produzione di bicchieri con caratteristiche  estetiche e meccaniche simili al polistirolo ma, data la sua scarsa resistenza alle alte temperature, adatti solo a liquidi freddi.

POLPA DI CELLULOSA

E' un composto di origine vegetale realizzata con fibre vergini di scarto dalla lavorazione della canna da zucchero e del bamboo  ed è quindi biodegradabile e compostabile al 100% secondo norma EN13432. Alcuni prodotti realizzati in polpa di cellulosa (es. stoviglie usa e getta quali piatti, bicchieri,) sono stati resi impermeabili, anche accoppiandoli con il Mater-Bi™ e possono quindi contenere cibi e liquidi, sono resistenti al calore (temperatura massima di 200°c) e possono essere utilizzati anche in forno tradizionale e microonde.
La polpa di cellulosa è quindi un composto ecologico, perchè deriva da materiale vegetale, perchè si biodegrada completamente, e perchè per la sua realizzazione vengono utilizzati gli scarti di produzione che altrimenti andrebbero al macero.

ACQUISTI VERDI E NORMATIVA 

Per le loro implicazioni ambientali gli Acquisti Verdi (Green Public Procurement) rientrano tra gli strumenti di sviluppo sostenibile proposti dall’Unione Europea (dove gli appalti pubblici rappresentano il 19% del PIL). In questo contesto gli Acquisti Verdi assumono il significato non solo di “comprare meglio” e “a basso impatto ambientale”, ma anche di “comprare dove è necessario”, agendo su azioni di razionalizzazione gestionale dei servizi nel soddisfare bisogni diversificati, riducendo la circolazione di prodotti non necessari e favorendo invece acquisti e investimenti in tecnologie “intelligenti” e innovative.
Adottare un sistema di Acquisti Verdi significa pertanto:
acquistare solo ciò che è indispensabile;
considerare gli impatti e i costi ( diretti e indiretti, privati e collettivi) del prodotto/servizio lungo tutto il suo ciclo di vita (produzione-distribuzione-uso-smaltimento);
stimolare in senso ambientalmente sostenibile l’innovazione di prodotti e servizi;
adottare comportamenti d’acquisto responsabili e dare il “buon esempio” ai cittadini.

 
A livello legislativo italiano si segnalano alcune delle norme che impongono l’acquisto da parte delle Pubbliche Amministrazioni di determinati prodotti “ecologici”.
 

Accogliendo l’indicazione contenuta nella Comunicazione della Commissione europea “Politica integrata dei prodotti, sviluppare il concetto di ciclo di vita ambientale” (COM(2003) 302),  e in ottemperanza del comma 1126, articolo 1, della legge 296/2006 (legge finanziaria 2007), il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare ha elaborato, attraverso un ampio processo di consultazione con enti locali e parti interessate e con la collaborazione degli altri Ministeri Competenti (Economia e Finanze e Sviluppo Economico) e degli enti e strutture tecniche di supporto (CONSIP, ENEA, APAT, ARPA), il “Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della Pubblica Amministrazione" (di seguito PAN GPP).  Il Piano, adottato con il Decreto Interministeriale n. 135 dell'11 Aprile 2008 (G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008), ha l’obiettivo di massimizzare la diffusione del GPP presso gli enti pubblici in modo da farne dispiegare in pieno le sue potenzialità in termini di miglioramento ambientale, economico ed industriale.

Il PAN GPP fornisce un quadro generale sul Green Public Procurement, definisce degli obiettivi nazionali, identifica le categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritarie per gli impatti ambientali e i volumi di spesa, su cui definire i ‘Criteri ambientali minimi’. Detta inoltre delle specifiche prescrizioni per gli enti pubblici, che sono chiamati a:

effettuare un'analisi dei propri fabbisogni con l'obiettivo di razionalizzare i consumi e favorire il decoupling (la dissociazione tra sviluppo economico e degrado ambientale).
identificare le funzioni competenti per l'attuazione del GPP coinvolte nel processo d'acquisto.
redigere uno specifico programma interno per implementare le azioni in ambito GPP.

In particolare invita Province e Comuni a promuovere interventi di efficienza energetica presso gli edifici scolastici di competenza

Per la definizione dei criteri ambientali minimi stabilisce una procedura ed istituisce due organismi ad hoc, che assumono anche ulteriori compiti (vedi sezione la gestione del PAN), ciò affinchè possano rispondere alle peculiarità del sistema produttivo nazionale, pur tenendo conto delle indicazioni della Commissione Europea (i criteri ambientali minimi integreranno i criteri di base del toolkit europeo).

Il piano prevede infine un monitoraggio annuale per verificarne l’applicazione, con relativa analisi dei benefici ambientali ottenuti e delle azioni di formazione e divulgazione da svolgere sul territorio nazionale.

Testo unico ambientale (Dlgs 3 aprile 2006, n. 152) art. 180 – prevenzione della produzione di rifiuti. Al  fine  di  promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione   della  produzione  e  della  nocivita'  dei  rifiuti,  le iniziative di cui all'articolo 179 riguardano in particolare:

la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi  del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di  sistemi  di  qualita', nonche' lo sviluppo del sistema di marchio ecologico  ai  fini  della  corretta  valutazione dell'impatto di uno specifico  prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
la previsione di clausole di gare d'appalto che valorizzino le capacita'  e  le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa  anche sperimentali  finalizzati, con effetti migliorativi, alla   prevenzione   ed   alla  riduzione della  quantita'  e  della pericolosita' dei rifiuti;
l'attuazione  del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,  e  degli  altri  decreti  di recepimento della direttiva  96/61/CE  in  materia di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.

D.M. 8 maggio 2003, n. 203. Norme affinchè gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano ilfabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.(G.U. 5 agosto 2003, n. 180).
Il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (Dlgs 12 aprile 2006, n. 163) attua in Italia le direttive europee sugli appalti e richiama in numerose parti la possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti, in particolare nell’art. 2 (Principi) “Il principio di economicità puùò essere subordinato, entro i limiti in cui sia espressamente consentito dalle norme vigenti e dal presente Codice, ai criteri, previsti dal bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile”. Prima di tutto conviene scegliere un titolo “verde” dell’appalto. La scelta di un titolo “verde” facilita gli offerenti nell’individuare velocemente ciò che si richiede e trasmette il messaggio che le prestazioni ambientali del prodotto o servizio avranno un peso importante nell’esecuzione del contratto. La scelta di un titolo “verde” manda un messaggio non solo ai potenziali fornitori, ma anche alla comunità locale e anche ad altri enti aggiudicatori.


In pratica nella redazione di un appalto è possibile inserire criteri ambientali nella definizione di:
 

Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi (Art. 40,42,44) – in casi appropriati di appalti di opere e servizi è possibile fare riferimento ai sistemici gestione ambientale (es. EMAS);
Specifiche tecniche (Art.68) – si possono utilizzare quelle definite dalle ecoetichettature europee (multi)nazionali (es. Ecolabel Europeo);
Valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (Art. 83) – è espressamente previsto il criterio ambientale;
Clausole dell’esecuzione dell’appalto – possono essere previste clausole ambientali per i sistemi di trasporto, imballaggio, formazione del personale, purchè collegate con l’oggetto dell’appalto.


I MARCHI ECOLOGICI

L’Ecolabel è il sistema di etichettatura ecologica definito dal Regolamento dell’Unione Europea n. 1980 del 2000. E’ un’etichetta che viene esposta direttamente su prodotti/servizi caratterizzati da un ridotto impatto ambientale nell’intero ciclo di vita. Sono stati stabiliti i criteri di assegnazione dell’Ecolabel per circa 24 categorie di prodotti tra cui: detersivo per piatti, detersivo per pavimenti, detersivo per lavastoviglie, vernici, carta da ufficio, fazzoletti di carta, carta igienica, pannocarta, lampadine, computer, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori, abbigliamento e biancheria, concimi, scarpe e materassi. In commercio vi sono oltre 300 prodotti Ecolabel.
[fsc]

Il logo FSC (Forest Stewardship Council) su un prodotto indica che il legno usato per fabbricarlo proviene da foreste gestite in modo ecologicamente compatibile, socialmente utile ed economicamente conveniente. Oltre che sul legno, FSC si può trovare su tutti i derivati della cellulosa: carta, tovaglioli, carta igienica, asciugatutto, fazzoletti, ecc. Nei prodotti contrassegnati da questo logo, FSC fissa i contenuti minimi, in percentuale, di materiale certificato.
[pefc]

Il marchio PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) è un altro sistema di gestione forestale sostenibile e certificato, nato in ambito europeo su iniziativa di alcuni produttori di legnami ed enti gestori di foreste, e accompagna il legno ed i prodotti legnosi provenienti dagli alberi delle foreste certificate.
[etichetta energetica]

Per aiutare il consumatore a scegliere elettrodomestici energeticamente efficienti, l' Unione Europea ha previsto un sistema di etichettatura obbligatorio, che classifica quelli in commercio sulla base dei loro consumi di energia ma non solo. Con una scala di colori contrassegnata da lettere dalla “A” per gli elettrodomestici più efficienti (anche A+ e A++ per quelli del freddo), alla “G” per quelli che consumano di più. L’etichetta energetica consiglia il consumatore sull’acquisto: a fronte di un investimento maggiore che dovrà essere sostenuto per l’apparecchio di classe “A”, il costo energetico in termini di consumi sarà mediamente il 30% inferiore rispetto al modello equivalente di classe ”C”, con un ammortamento garantito della spesa sostenuta in pochi anni.
[energy star]

Energy Star è il marchio che l’Ente per l’Ambiente Statunitense (EPA) conferisce ai computer a ridotto consumo energetico. Eè uno strumento volontario, si basa su una autodichiarazione del produttore. L’adozione di questo marchio prevede il rispetto di limiti massimi di consumo nella fase di stand by, mentre non pone limiti sui consumi nella fase di utilizzo.
[blauer engel]

Letichetta “Blauer Engel” è nata in Germania nel 1978. Viene rilasciata se l’intero ciclo di vita del prodotto è caratterizzato da un ridotto impatto ambientale, se il prodotto è conforme a tutti gli aspetti di protezione ambientale (contenuto di sostanze pericolose, emissioni di inquinanti, rumore, risparmio di energia, materie prime e acqua) e se rispetta gli standard di sicurezza (tutela della salute).


L’etichetta White Swan (Cigno Bianco) è attiva in Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda dal 1989. Viene assegnata a categorie di prodotti, non alimentari, caratterizzati da un ridotto impatto ambientale.


Il marchio OK Compost può essere assegnato ai prodotti che rispettano la norma europea EN13432. Tale norma definisce le “caratteristiche degli imballaggi valorizzabili mediante compostaggio e biodegradazione”. Il marchio e la norma ad esso legato definiscono le caratteristiche che un materiale deve possedere per essere considerato a tutti gli effetti comportabile e biodegradabile.
 
 
ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO

A CESENA UN CORSO SUL COMPOSTAGGIO DOMESTICO 

A molti di noi "ambientalisti" piace vantarci di praticare una buona raccolta differenziata separando accuratamente gli scarti di cucina (umido) dal resto dei rifiuti. Spesso purtroppo siamo costretti a conservare il materiale per svariati giorni all'interno della nostra abitazione, in un bidoncino poco areato. Poi, prima che inizino a fare cattivo odore, li portiamo in strada e li gettiamo nel cassonetto (quello marrone, mi raccomando). Un mezzo a motore verrà a prenderli e li trasporterà per svariati chilometri alla più vicina stazione di compostaggio. Qui un impianto di tritovagliatura è pronto a separare le inevitabili sportine e altro materiale non idoneo, destinandoli all'inceneritore. Infine dovranno essere essiccati per ridurne il tasso di umidità.
[non siamo nati per rifiutare]
Buona prassi ambientale vuole che almeno alla fine dell'intero procedimento i materiali "umidi" vengano messi a maturare per la realizzazione del compost, mentre ciò che rimane dal setaccio fine per la separazione del terriccio utile venga utilizzato tipicamente come materiale per ricoprire le discariche.
 
Dove sta il problema in tutto questo procedimento ? Nel fatto che in tutti i vari passaggi non abbiamo in sostanza fatto molto più che trasportare grandi quantità di acqua da un luogo all'altro.
 
Si, perchè "umido" significa null'altro che "materiale organico ad alto contenuto di acqua". E trasportare acqua costa tanta energia, poichè l'acqua è come noto un materiale molto pesante (ben un kg per ogni litro!), quindi in soldoni l'intero processo consuma petrolio (per i mezzi di trasporto impiegati e per l'essiccatura) producendo inevitabilmente inquinamento e consumando risorse. Ciò insegna che a volte scelte che sembrano sensate si rivelano in realtà non così ottimali.
 
Come dovremmo comportarci invece con gli scarti organici ? E' ovvio, esattamente come facevano i nostri nonni, ovvero lasciarli asciugare nel luogo di produzione ed utilizzarli per gli animali e per le piante. Questo significa semplicemente fare il compostaggio domestico. L'acqua evapora, e di acqua è composto oltre il 30% dei rifiuti che produciamo, ciò è equivalente a una riduzione del 30% dei rifiuti alla fonte!
 
Dato che non è realistico pensare di dotare ogni singola famiglia di una compostiera, esisterà comunque la necessità di una versione "industriale" del procedimento, come ad esempio il nostro impianto di compostaggio di Romagna Compost, che permette di produrre energia elettrica dal metano liberato.
 
Esistono però anche tante realtà, soprattutto nel nord europa, dove sono adottate compostiere da condominio, oppure impianti collettivi fai da te, infine compostiere pubbliche per giardini o mense scolastiche. Servono entrambi gli approcci, perchè l'eliminazione del rifiuto "alla fonte" deve restare una priorità, anche se dal rifiuto si può recuperare (poca) energia.
 
Per imparare i trucchi del mestiere e trasformare in pochi mesi gli scarti di cucina in terriccio fertile, vi invitiamo Venerdì 13 Maggio alla serata informativa con Federico Valerio, direttore del Dipartimento di chimica ambientale dell'Istituto tumori di Genova. L'incontro si terrà nella sala Auser in corso Ubaldo Comandini 7 alle 20.30, per parlare di “Compostaggio domestico e industriale”. E' lui il secondo ospite del ciclo di incontri “Non siamo nati per …...rifiutare”, promosso dal Miz-Movimento Impatto Zero in collaborazione con il Comune di Cesena, Compostuter, Comitato per l'acqua di Cesena e Comitato Lasciateci l'aria per respirare.
 
Valerio illustrerà la nuova edizione del suo “Corso di compostaggio domestico”, guida realizzata per Italia Nostra (di cui è presidente della sezione di Genova) e che illustra come produrre compost di ottima qualità senza l'inconveniente di odori sgradevoli.
 
Compostaggio domestico e industriale non sono pratiche in alternativa ma sono di reciproco complemento per una corretta gestione ambientalmente compatibile dei materiali post consumo, gran parte dei quali bio-degradabili. 

Fonte: Movimento Impatto Zero (MIZ) - Lunedì 9 maggio 2011
 

LA COMPOSTIERA DA CUCINA
 
È nato il robot da cucina che produce compost. E, a breve, la frazione organica potrà essere trattata direttamente a casa, grazie ad un elettrodomestico che consentirà a qualunque famiglia di produrre concime nella propria abitazione, determinando una drastica riduzione dei rifiuti e ridisegnandone il ciclo di gestione.
 
Il robot che trasforma i rifiuti domestici organici (che rappresentano circa il 40% dei rifiuti prodotti) in compost grezzo grazie alla fermentazione anaerobica, potrà essere inserito in qualsiasi cucina componibile occupando la metà dello spazio necessario all'alloggiamento della lavastoviglie: sarà in grado di compattare l'umido, bloccare i cattivi odori e separare l'umido dai liquidi; sarà inoltre autopulente e non immetterà materiale negli scarichi.
 
Dal momento dell'immissione dei rifiuti organici nel cestello della macchina, la frazione umida sarà trattata per circa 5 settimane, con particolari enzimi che scongiurano il cattivo odore, e dovrà poi essere conferita ad un'azienda di compostaggio che si occuperà della maturazione finale del prodotto e della sua commercializzazione per l'utilizzo in agricoltura biologica.
 
Il robot domestico nasce dal progetto ''N.O.WA.S.T.E.'' (acronimo di ''New organic waste sustainable treatment engine'' - nuovo elettrodomestico per il trattamento dei rifiuti organici domestici) realizzato dall'Irssat (Istituto di ricerca, sviluppo e sperimentazione sull'Ambiente e il Territorio - ente no-profit che usufruisce di finanziamenti regionali), grazie al finanziamento della Commissione europea attraverso lo strumento Life+ con poco più di un milione di euro, il 50% dei circa due milioni di euro del costo totale.
 
Al progetto hanno collaborato anche l'assessorato regionale Territorio ed Ambiente, l'Università degli Studi di Catania (Dipartimento di Economia e Territorio) e l'azienda Bio.Medi, e vi ha partecipato anche la provincia regionale di Catania quale partner sostenitore, nonché il comune turistico di Castelmola, quello rurale di Gaggi e quello industriale di Melilli nei cui territori dai consumi fortemente caratterizzati sono state individuate le aree per la prima sperimentazione.
 
“Il progetto è stato avviato circa tre anni fa e inizialmente – spiega Giuseppe Lo Bianco, presidente dell'Irssat – abbiamo verificato che l'opzione che avevamo immaginato fosse compatibile con le abitudini familiari. Ci siamo convinti che è possibile e che il sistema può diventare uno standard. Materialmente, l'apparecchio si presenta come un elettrodomestico, delle dimensioni di 30x60x80 centimetri. Sarà integrabile in una normale cucina, facilmente utilizzabile in casa ed estraibile.
 
Il primo esemplare sarà presentato a gennaio ed entro marzo sarà avviata la sperimentazione con trenta macchine funzionanti”. Il test durerà 30 mesi e prevede anche l'utilizzo di speciali prototipi per ristoranti, hotel, mense e scuole.
 
La fase sperimentale prevede un legame diretto con le imprese, perché il compost prodotto dalle famiglie dovrà essere trattato ai fini della commercializzazione. A quel punto potranno essere chiari sia i costi industriali di produzione, sia i vantaggi economici derivanti dalla fornitura del prodotto grezzo.
 
Il progetto mira a elaborare una "filiera" vantaggiosa per le famiglie e per i Comuni perché elimina il conferimento alla discarica, migliora le condizioni di igiene dei centri abitati, aumenta la percentuale di raccolta differenziata, riduce la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti e le emissioni nocive, crea nuove opportunità di lavoro e produce una sostanza vendibile sul mercato.
 
Fonte: www.lifenowaste.it
 

BABY COMPOSTIERA, PER UN COMPOST A MISURA DI BAMBINO
 
In piena coerenza con l'attenzione che oggi è necessaria per quei consumi che ricadono nell'ottica della riduzione dei rifiuti, o della scelta di giocattoli con etichette e marche eque e del biologico, Ecocity Onlus ha progettato insieme a Fabio Camilli, studente di architettura di Roma, una compostiera a misura di bambini, colorata come un ecoRubick, per far ricomprendere, iniziando dai più piccoli, che le materie organiche non devono considerarsi rifiuti.
 
In occasione del progetto ComposTiamo, condotto da Ecocity Onlus riguardante un Albo dei Compostatori e cittadini messi in rete che praticano il compostaggio domestico con una compostiera fornita dalla Provincia di Roma, si è evidenziata la necessità di coinvolgere i più piccoli. Da qui appunto è scaturita l'idea di "Ecorubik" come strumento diretto di coinvolgimento dei bambini nel compostaggio.
 
Ttramite la piccola compostiera ideata per loro potranno produrre  il compost con i loro stessi piccoli scarti e preparare il proprio orto.
Un piccolo mondo sostenibile, una dimensione ludica ma anche naturalista con oggetti e idee a misura di bambino.
 
Fonte: Ecocity Onlus 


COME AUTOCOSTRUIRE UN COMPOSTATORE DA TERRAZZA

Guida alla realizzazione di un compostatore da terrazza per residui vegetali e di cucina con 30 euro. 

Dario Tamburrano