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PLASMIX

RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA PLASTICA: VERSO RIFIUTI ZERO?

a cura dell'ing. Anna Moretto

Parlare di plastica riciclata è in effetti un luogo comune per indicare materiali diversi. Quella ottenuta con gli scarti di lavorazione della stessa plastica è utilizzata da anni a livello industriale. Quella che invece proviene dai rifiuti urbani con la raccolta differenziata della plastica viene selezionata e avviata al riciclo per essere impiegata in usi differenti: dopo essere stata trattata negli impianti di riciclaggio, viene trasformata in scaglie e granuli e acquistata dalle industrie che la usano come materia prima per creare nuove tipologie di prodotti.

La prima scelta della plastica selezionata post-consumo è il PET (quella, ad esempio, delle bottiglie, flaconi per shampoo ecc.), con cui si fanno contenitori e tessuti (come il pile e il poliestere), ma anche il polietilene ad alta densità (quello dei flaconi per detersivi o dei vasetti di yogurt), il PVC (vinile) e altri polimeri tornano in circolazione sotto nuova forma.

Ciò che resta dopo l'ultima scelta è invece il PLASMIX, plastiche miste residue, "rifiuto" che fino ad ora era quasi esclusivamente destinato a finire in discarica o ad essere incenerito.

Con il recupero virtuoso del PLASMIX (plastiche miste) si chiude il ciclo di recupero della plastica, si va verso i “Rifiuti zero nella gestione degli imballaggi in plastica” da non confondere con “Rifiuti zero” della gestione dei rifiuti urbani prodotti complessivamente.

In Italia la valorizzazione degli imballaggi in plastica, come riporta la “Relazione sulla gestione 2010” a cura di Corepla, è problematica proprio per il PLASMIX, di cui nel 2010 le superfici pubbliche ne hanno prodotto 63.426 tonnellate.

                                                      Relazione sulla gestione 2010 - Corepla

Quantità in tonnellate anno 2009 anno 2010

Imballaggi in plastica: immesso al consumo complessivo

2.092.000 2.071.000
di cui circuito domestico 1.344.000 1.328.000
Raccolta differenziata urbana plastica 588.323 614.190
Riciclo da superficie pubblica con valorizzazione
"contenitori per liquidi in PET, HDPE..." 
260.797 286.032
Riciclo da superficie pubblica senza valorizzazione
"altri imballaggi - PLASMIX" 
74.590 63.426
  335.387 349.458

 

I contenitori per liquidi in PET ed HDPE hanno un mercato ormai consolidato a livello europeo, di seguito si riporta in dettaglio i flussi di imballaggi riciclati nel 2009 e 2010.

                                              Commercializzazione dei prodotti in plastica selezionati

Quantità in tonnellate

anno 2009

anno 2010
contenitori in PET 173.228 175.287
contenitori in HDPE 60.433 60.433
TOTALE CONTENITORI per LIQUIDI (CPL) 233.661 237.400
cassette 3.251 2.836
film 20.716 42.304
misto poliolefine 3.169 3.492
TOTALE ALTRI PRODOTTI 27.136 48.632
TOTALE RICICLO CON VALORIZZAZIONE 260.797 286.032

 

Nella composizione della raccolta, la frazione composta da “altri imballaggi”, ovvero la parte costituita da imballaggi diversi da bottiglie, flaconi e film, risulta tuttora problematica per la collocazione a riciclo con una valorizzazione.

Dalla relazione citata emerge che, anche per effetto della crisi economica, c’è stata una diminuzione delle quantità richieste di queste frazioni ed il passaggio ad una contribuzione da parte di Corepla per l’avvio a riciclo di MPO (Misto Poliolefine) e PLASMIX (plastiche miste).

 

PLASMIX e recupero della plastica

Trovano uno sbocco commerciale i casalinghi prodotti utilizzando solo plastica riciclata post-consumo, selezionata e rigenerata. La linea Utilgreen, che fa parte del progetto "Da casa a casa” - prodotti di largo consumo realizzati con le plastiche miste (PLASMIX) provenienti dalle raccolte differenziate - da fine luglio è in vendita sugli scaffali di molti supermercati Coop toscani e della costa tirrenica. 

La gamma include secchi, cestini, vasi, sottovasi, fioriere, scope per casa o scopettone per passare lo straccio, oltre a scopini per la pulizia bagno, palette raccogli rifiuti: tutti prodotti da Utilplastic, azienda del comprensorio pistoiese specializzata nella produzione di articoli casalinghi. Dopo varie prove, trattando il granulo plastico che Revet ottiene dal plasmix (le plastiche miste) hanno ricavato una miscela stabile in grado di essere fusa e stampata per dare forma al nuovo pezzo.

La materia prima è ricavata dalla selezione e dal trattamento di rifiuti plastici quali vaschette, sacchetti di polietilene, imballaggi plastici d’uso alimentare, pellicole d’imballaggio. Revet trasforma questo materiale in granuli che vengono poi miscelati con una piccola percentuale di sfridi industriali e quindi stampati da Utilplastic, i primi a sperimentare l’uso di questi materiali per oggetti casalinghi. Si tratta di una plastica riciclata particolare, diversa da quelle presenti sul mercato dei casalinghi perché realizzata con gli scarti meno nobili dei rifiuti urbani, appunto il PLASMIX, ed è proprio in questo l’alto valore ambientale.

“Da casa a casa” indica per la prima volta la possibilità diretta del cittadino di acquistare prodotti realizzati con parte della plastica della raccolta differenziata che si fa in casa.

Questo progetto è l'ultimo frutto dei cinque protocolli firmati da Revet, Corepla e Regione Toscana che hanno portato alla realizzazione, con plastiche miste (plasmix) provenienti dalla raccolta differenziata, di una vasta gamma di “Ri-prodotti in Toscana” quali arredi per esterni, componenti automotive, pannelli fonoassorbenti, profili per prefabbricati e pallets.

La commercializzazione avviene attraverso accordi con la grande distribuzione toscana, in modo da favorire la “filiera corta”: i passaggi raccolta differenziata-trattamento–riprodotto saranno fatti nell’ambito territoriale più ristretto, con minori distanze di trasferimento e quindi minori impatti ambientali. 

 

PLASMIX e recupero del rifiuto residuo

Un’altra sperimentazione di utilizzo del PLASMIX, nota come “modello Vedelago”, usa questa frazione miscelata con il residuo secco non riciclabile (Recupero del rifiuto residuo del Comune di Ponte nelle Alpi presso il Centro Riciclo Vedelago). Molti considerano questo modello la soluzione per raggiungere l’obiettivo di “Rifiuti zero” della gestione dei rifiuti urbani, ma è opportuno considerare che la sperimentazione in questione, da quanto emerge dalla “Indagine recupero del rifiuto residuo del Comune di Ponte nelle Alpi presso l’impianto Centro Riciclo Vedelago (CRV)- Relazione conclusiva 2009” a cura dell’Osservatorio Rifiuti di ARPAV, al momento presenta dei limiti significativi.

Nell'estrusore del Centro Riciclo viene inserita una miscela di scarti dell’impianto di trattamento della plastica e di scarti plastici industriali: la miscela iniziale è mediamente composta soltanto dal 15% del rifiuto secco residuo urbano, quantitativo che dopo la selezione magnetico-manuale svolta prima dell'estrusione si riduce a circa l'8% della miscela in entrata. Circa il 39% (selezionato a monte dell’estrusore) del secco residuo viene comunque avviato a smaltimento in discarica.

Quindi se da un lato è interessante il metodo del CRV che consente un parziale riciclo anche del secco residuo, è chiaro che si è ancora lontani dall'obiettivo rifiuti zero e che comunque per riciclare una parte di secco servono più di 11 parti di plastica mista.

Ponte nelle Alpi, comune bellunese di circa 8.500 abitanti, particolarmente virtuoso nella gestione dei rifiuti, con produzione annua complessiva di rifiuti pari a 2.630 tonnellate, di cui 549 tonnellate di secco residuo (dato 2009 Arpav), per riciclare il secco prodotto su base annua avrebbe bisogno di circa 3.140 tonnellate di plastiche miste, salvo mandare ancora in discarica circa 265 tonnellate di secco scartato dalla selezione.

Se questo bilancio può essere applicabile ad un piccolo Comune, utilizzando le plastiche miste della raccolta differenziata di tutta la provincia di Belluno, è evidente che attualmente non risulta applicabile per un bacino di dimensioni più significative.

Il Bacino Padova 2, che comprende il Comune di Padova e altri 19 Comuni della cintura metropolitana con circa 420.200 abitanti e oltre il 50% delle attività produttive, nonché tutte le attività commerciali e terziarie di interesse provinciale e regionale, ha una produzione annua complessiva di rifiuti pari a 237.540 tonnellate, di cui 115.658 tonnellate di secco residuo (dato 2009 Arpav). Se si volesse riciclare con il “modello Vedelago” il secco prodotto su base annua il Bacino avrebbe bisogno di circa 661.910 tonnellate di plastiche miste, salvo mandare ancora in discarica circa 55.750 tonnellate di secco scartato dalla selezione.

Nel caso della Provincia di Padova, con circa 927.000 abitanti con produzione annua complessiva di rifiuti pari a 454.447 tonnellate, di cui 186.657 tonnellate di secco residuo (dato 2009 Arpav), per riciclare il secco prodotto su base annua avrebbe bisogno di circa 1.068.230 tonnellate di plastiche miste, salvo mandare ancora in discarica circa 89.970 tonnellate di secco scartato dalla selezione.

Come riportato nella Relazione sulla gestione Corepla nel 2009 sono state prodotte dalle superfici pubbliche a livello nazionale 74.590 tonnellate di PLASMIX, sufficienti a coprire solo l’11% del fabbisogno per la miscela del secco prodotto dal Bacino Padova 2, mentre coprirebbe appena il 7% del fabbisogno per la miscela del secco residuo prodotto dalla Provincia di Padova. 

La stima degli imballaggi in plastica raccolti nel 2009, con sistema monomateriale, multimateriale leggero con gli imballaggi metallici e multimateriale pesante con anche gli imballaggi in vetro, ammonta complessivamente a circa 10.255 tonnellate per il Bacino Padova 2 e a 18.072 tonnellate per la Provincia di Padova. 

La raccolta differenziata della plastica riportata da Corepla per tutta la Regione Veneto, risulta nel 2009 pari a 80.356 tonnellate, con la raccolta procapite molto elevata a livello nazionale, seconda solo alla Valle d’Aosta.

Infine gli ultimi dati disponibili (2008) su analisi merceologiche del rifiuto secco residuo padovano, emerge che la plastica ancora presente nel rifiuto a smaltimento, tra imballaggi e altra plastica diversa fuori specifica Corepla (Consorzio di filiera CONAI per gli imballaggi in plastica) è pari in media al 16%.

 

PLASMIX e allargamento della raccolta differenziata attuale

Con il consolidamento dell’industria del riciclo delle plastiche miste, il PLASMIX, e la commercializzazione su vasta scala dei prodotti ottenuti, come mostra l’esempio toscano, si potrebbe anche pensare ad un allargamento delle raccolte della plastica, che attualmente si limitano ai soli imballaggi in plastica, essendo gli unici remunerati ai Comuni dall’Accordo ANCI-CONAI (Accordo di Programma Quadro ANCI-CONAI 2009-2013). 

Analogamente a quanto avviene per la carta, è auspicabile che si possa prevedere con Corepla (Consorzio di Filiera per gli imballaggi in plastica) anche per la plastica una “raccolta congiunta” di imballaggi e altri oggetti plastici che attualmente finiscono nel rifiuto secco residuo a smaltimento.

In questo modo, senza rischiare di “sporcare” la plastica con il rifiuto residuo selezionato (modello Vedelago) si potrebbe recuperare quella frazione di plastica merceologicamente analoga agli imballaggi attualmente raccolti, si tratta degli stessi polimeri, che però in base agli accordi attuali costituisce una “impurezza della raccolta” e quindi deve essere raccolta con il rifiuto secco e avviata a smaltimento per non penalizzare economicamente la raccolta degli imballaggi e vanificare gli sforzi dei cittadini virtuosi.

Questo aiuterebbe enormemente anche la comunicazione degli Enti pubblici e dei gestori ai cittadini che, anche quando praticano una raccolta differenziata scrupolosa, fanno fatica a distinguere un imballaggio in plastica (OK) da un oggetto in plastica (NO), ad esempio le stoviglie monouso, che deve essere messo nel sacco del secco e avviato a smaltimento.